Manifesto


Da sempre la fotografia affascina migliaia di persone per la sua immortalità, per il suo congelare attimi: sin dalla sua nascita immagini impresse ci regalano emozioni, sensazioni. Il mezzo fotografico affascina e coinvolge, invoglia a scoprirlo e farlo propria.

Con il digitale questo strumento comunicativo ed espressivo è diventato sempre più alla portata di tutti, e quantomai quotidiano. Molti attualmente posseggono una reflex, e quasi tutti hanno una fotocamera integrata nel cellulare. Non è strano dunque che tra le app più apprezzate per il famoso melafonino Apple, l'iPhone, vi siano applicazioni fotografiche. Molte propongono gli effetti più diffusi e standard (bianco e nero, seppia…), altre si spingono audacemente all'emulazione di toycameras, sfruttando la bassa qualità nativa delle fotocamera integrate.

Nella maggior parte dei casi queste app vengono sfruttate per gli effetti digitali che offrono, applicati in automatico senza bisogno di esportare una foto nel computer ed elaborarla; quasi sempre vengono usate per divertimento, con la spensieratezza di vedere la fotografia come conservazione di un ricordo, come fototessera o cartolina.

Al tempo stesso più di qualche persona, pian piano, sta cominciando ad abbandonarsi a scattare col telefonino usando una mentalità diversa, come avessero in mano una vera macchina fotografica. Si sta cominciando a riflettere sul fatto che forse queste grandi magie digitali in realtà oppongono dei limiti, delle censure tecniche che non possiamo compensare e costringono più audaci a cercare qualcosa di più in questo strumento. Ed è quello che, in questo blog, stiamo ricercando.

Alcuni di noi vengono dalla fotografia considerata "vera", quella fatta di pellicola, ISO, messa a fuoco, sviluppo, stampa. Alcuni di noi non sono nuovi alla camera oscura, alla postproduzione, al fotoritocco.

Ma sono davvero queste le cose che contano nel "fotografare"?

Tutti noi pensiamo di no, soprattutto oggi.

Fotografare è un modo particolare di approcciarsi alla vita.
Non è solo retina: è emozione.
Non è solo tecnica: è istante, tempismo.
Non è solo mezzo: è capire, osservando, ciò che ci circonda.

Quest'approccio non è solo di ieri ma è anche di oggi, lo è di sempre: è ciò che fa di una semplice immagine impressa una fotografia. I mezzi cambiano continuamente, ma non il significato intrinseco del loro uso.

Qui mostriamo cosa si può fare con un mezzo di "oggi" – l'iPhone – e un approccio che, nel suo essere di "ieri", dimostra di essere ancora attuale, vero. Qui mostriamo che non contano necessariamente i megapixel, le super-ottiche e photoshop, e che i ritocchi digitali non bastano a rendere intensa una foto. Qui invitiamo noi stessi a porci dei limiti tecnici, ad abbandonare quella strumentazione che ci aiuta a ricavare immagini pulite per concentrarci sull'osservare, sul comporre, sul puro inquadrare. Qui ci prefiggiamo di imparare ad usare gli occhi e la mente, prima che la macchina fotografica.

Noi crediamo, come disse qualcuno, che ancora oggi «fotografare significa porre sulla stessa linea l'occhio, la testa e il cuore».